Aprile 4, 2020 By Adalgisa Camerano Spelta Rapini 0

Buon compleanno Goldgrake

A quarantadue anni dall’approdo in Italia, perchè ci ha cambiato.

Il 4 aprile del 1978 arrivava su Rai 2 Goldrake, il cartone giapponese che avrebbe cambiato per sempre la cultura pop italiana.

Il 4 aprile 1978 è stato un giorno fondamentale per la televisione italiana, alle 18:45 su Rai 2 veniva trasmessa per la prima volta una puntata di Goldrake, opera di Go Nagai preceduta dalla introduzione dell’annunciatrice che cercava di contestualizzare il cartone animato.

Inizialmente si chiamò Atlas Ufo Robot a causa di un madornaleerrore di traduzione. La serie fu acquistata dalle reti francesi e non direttamente dal Giappone, Atlas era semplicemente il nome della guida tv transalpina da dove era stato rilevato il nome della serie, che grottescamente fu inglobato nel titolo.

Fatto sta che dopo l’arrivo in Italia di Goldrake, Grendizer in originale, la televisione italiana non fu più la stessa. Tutte le concezioni che avevamo riguardo i cartoni animati, sull’animazione giapponese e sulla divisione manichea tra cultura alta e cultura bassa, tra intrattenimento per bambini e quelle per adulti, furono spazzate via con un colpo di alabarda spaziale. Uno tsunami cognitivo che investì non solo i piccoli telespettatori, ma tutti quelli che li osservavano smaniosi nell’esaltarsi per il loro robot del cuore.

Goldrake era il primo robot giapponese a fare capolino sulla televisione italiana e la prima volta, si sa, non si scorda mai. Fu preceduto da Kimba, Heidi, i Barbapapà, ma un gigantesco robot che prende a pugni mostri grandi come lui non s’era mai visto, fu un vero e proprio shock culturale, un imprinting che ha legato a doppio filo Goldrake con l’Italia. Ogni generazione ha ovviamente avuto il suo robot preferito e ogni spettatore è legato in particolare a quel cartone che per primo lo ha emozionato, ma Ufo Robot è stato il primo a mostrarci supermosse, personaggi incredibili, mostri spaziali e quella sigla che diventò in poco tempo la più cantata in tutte le scuole.

atlas-ufo-robot-goldrake-actarus-alcor-e1520325116115

Fino a quel momento i cartoni animati erano considerati fondamentalmente roba per bambini. Certo, alcune fiabe potevano avere momenti più drammatici, ma tendenzialmente un cartone animato era una storia allegra con disegni colorati, personaggi semplici e un bel lieto fine. Goldrake invece ci mostrava un personaggio tormentato che combatteva nemici che arrivavano dallo spazio. Il tema di Actarus, straniero in terra straniera, che cerca di aiutare il popolo che lo ospita, conteneva il potenziale per scatenare riflessioni filosofico-politiche che fino a quel momento erano ben lontane dalle serie animate. Goldrake era un cartone a moltissimi livelli di lettura, non era una roba per bambini, era la prova che si poteva fare intrattenimento d’evasione senza per questo rinunciare a qualcosa di più alto. Ecco perché, forse per la novità o forse per la sua universalità, appassionò nello stesso tempo anche spettatori più grandi e in generale più generazioni, così che il papà con il figlio sulle gambe si trovassero a tifare per il gigante d’acciaio insieme.

Come spesso accade con il nuovo però, Goldrake scatenò polemiche aspre e prolungate. Partita da un gruppo di genitori preoccupati dell’aspetto politico e soaciale del cartone, la critica arrivò ad una interrogazione parlamentare che chiedeva la chiusura della trasmissione.

La polemica si sparse a macchia d’olio e Goldrake e i cartoni giapponesi furono accusati di traviare le giovani menti, ispirare violenza e intaccare l’italico valore di storie nostrane, come Pinocchio o altri simili. La paura verso ciò che non si conosceva, verso il nuovo, veicolato anche attraverso continue storie mai accertate di bambini che si lanciavano dalla finestra fingendosi Actarus, erano all’ordine del giorno. Fra i pochi che cercarono di analizzare il fenomeno con obiettività fu a sorpresa, proprio il maestro Gianni Rodari, che con un guizzo non da poco paragonò Goldrake a Ercole e agli eroi classici, intuendone le somiglianze mitologiche e la capacità di creare una nuova narrativa epica.

Dopo Goldrake i cartoni animati giapponesi investirono come un fiume in piena le nostre televisioni, soprattutto quelle private. Fu una svolta nel panorama dei mass media europei che si slegava dall’occidente e si apriva a una cultura completamente nuova che vedeva nei cartoni animati una forma di intrattenimento differente. Se il racconto occidentale ci parlava di draghi, quello giapponese ci descriveva anche il tormento del drago, se da una parte il bene e il male erano chiari dall’altra c’era sempre spazio per il grigio.

Gli effetti di Goldrake e dei suoi successori in Italia sono tangibili ancora oggi. Non esiste quarantenne che non conosca i circuiti di mille valvole e l’insalata di matematica, o l’alabarda spaziale. Con i robottoni si sdonagarono ogni tipo di merchandising, una invasione vera e propria nella vita comune di tutti. La permeabilità di Goldrake ha avuto l’effetto di elemento amalgamatore in una Italia che ancora socialmente pensava a come organizzarsi nel pieno del boom economico e del cambiamento indulstriale. Con esso siamo stati arricchiti da una lingua franca che travalica le classi sociali, l’istruzione o il ruolo professionale. Presi due ex ragazzi dell’epoca a caso, di più varia provenienza, messi di fronte uno all’altro, state sicuri che potranno andare avanti per ore discutendo su quale fosse il loro robot preferito, quale la sigla che ricordano meglio e quale è il giocattolo che, insospettabilmente, fa bella mostra su una mensola del salone, recuperato dalla cantina.